lunedì 16 luglio 2018

L'arte di ascoltare, Jean Klein

Tu dici che, quando il corpo-mente si libera dall'interferenza psicologica, si mette spontaneamente in ascolto, che è lo strumento dell'auto indagine. Potresti approfondire?
La scoperta della tua vera natura non può avvenire attraverso la memoria. Essa passa per l'attenzione multidimensionale, che si verifica naturalmente quando la memoria è assente. Quest'attenzione innata è l'ascolto. Quando sei in ascolto, ti senti immerso nella vastità, nell'immensità, dove non ci sono né un ascoltatore né un osservatore. Solo nell'ascolto può avvenire la trasmutazione dalla conoscenza acquisita all'autentico conoscere. Ascoltare è un'arte che devi conoscere. E' essere aperti a ogni espressione della vita. Le espressioni della vita non sono mai ripetitive. Potrebbe esserci analogia ma non c'è ripetizione. Osserva che l'apparente ripetizione non è che memoria. Ascoltare è accogliere la vita senza fare riferimento a ciò che già si conosce. La vera scoperta avviene solo nell'istante immediato. Non sarà mai possibile comprendere il non conosciuto attraverso il conosciuto. Siamo educati all'esperienza, a cercare una ragione, a interpretare, ma dobbiamo esplorare la possibilità di vivere come non-esperienza. Tale esplorazione si verifica in un ascolto non-reattivo. Nell'ascolto incondizionato siamo aperti a tutte le possibilità, e in assenza di restrizione avviene la percezione diretta.
Come posso imparare l'arte di ascoltare?
Solo vivendola, come un musicista imparare ad ascoltare ascoltando. Non esistono tecniche, discipline o idee che tu possa sostituire all'ascolto stesso. Tutte queste cose sono zuccherini per l'ego. Più conosci l'ascolto attraverso l'ascolto, più sei libero dall'immagine di te stesso. L'insegnamento serve solo a riportarti all'ascolto. Nell'ascolto non si ascolta qualcosa: ti trovi nell'apertura, nel non-stato dell'ascolto stesso.
Dici che l'ascolto viene dall'ascoltare. Puoi essere un po' più preciso su cosa sia concretamente?
Il vero ascolto non è un processo cerebrale; non è una funzione. E' una ricettività aperta libera da anticipazione, realizzazione o conseguimento. Non è un atteggiamento che si assume né è confinato alle orecchie, proprio come quando sei affamato e dici "non ci vedo più dalla fame" non ha niente a che vedere con l'organo della vista.
Come posso arrivare a questa ricettività?
Se poni l'attenzione sulle orecchie, sentirai che cercano costantemente di afferrare qualcosa. Lo stesso vale per gli occhi, la mente e tutti i tuoi organi. Smetti di cercare di afferrare e scoprirai che tutto il tuo corpo è per sua natura un organo di sensibilità. L'orecchio non è che un canale per questa sensazione globale. Non è un fine di per sé. Ciò che viene udito è anche percepito, visto annusato e toccato. I tuoi cinque sensi, l'intelligenza e l'immaginazione si liberano ed entrano in gioco. Ti senti completamente espanso nell'universo, senza un centro né un confine. L'ego, che è una contrazione, non riesce a trovare appigli in questa presenza e così l'ansia e le simpatie o antipatie si dissolvono. Senti questa pienezza pur senza percepirla. La senti ma non la puoi categorizzare in nessuna sensazione conosciuta. gli organi di senso sono solo indicatori della consapevolezza globale. Ma generalmente si appropriano dell'oggetto apparente e gli impediscono di svilupparsi nella sua completezza. Cerca di ascoltare e osservare senza focalizzarti su cose specifiche. Lascia che il tuo udito e la tua vista trovino la loro multidimensionalità naturale. Quando il tuo ascolto non ha obiettivi né motivi, allora diventa ascolto incondizionato. Tutto ciò che emerge è in questo ascolto, ma non c'è un ascoltatore che si focalizza su alcun suono. Alla fine tutti i suoni svaniscono nell'ascolto stesso. Allora tu sei tutt'uno col momento. Non c'è spazio e non c'è tempo. Poiché è ascolto in quanto essenza e non funzione, non dipende da un oggetto ascoltato. l'ascolto senza rappresentazione è come una calamita a cui tutti gli oggetti puntano e in cui svaniscono. L'ascolto si riferisce a se stesso. E' lo stato naturale. Quindi tu giungi alla profonda conclusione che tutti i suoni puntino al silenzio e che il silenzio esista sia prima che dopo l'ascolto.
Non è naturale voler guardare ed ascoltare ciò che è piacevole e bello? non ci sono delle scelte inevitabili oggi nel mondo? hai detto spesso che nella vita dobbiamo scegliere di vedere le cose più belle della nostra società. Chi può dire cosa sia bello?
Siamo fatti di armonia e tutto ciò in cui la vediamo riflessa ci attrarrà. Ma quest'armonia non c'entra niente con ciò che comunemente viene definito piacevole o bello. Quando viviamo nella bellezza c'è una discriminazione spontanea che non è basata sul convenzionale. Osserva quando qualcosa attrae te perché risuona col tuo gusto prevalente e quando invece attrae il tuo intero essere, che è senza tempo.
Chi sono io? La ricerca più sacra, Jean Klein Ed. Antipodi

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