mercoledì 15 novembre 2017

Approfondimento: uddiyana bandha



Approfondimento: Uddiyana bandha
presso l'Associazione Sundaram in via Circonvallazione 49 a Ivrea (To)

Sabato 02 dicembre 2017 dalle 10,00 alle 12,30
Sabato 17 novembre 2018 dalle 10,00 alle 12,30

Dopo aver predisposto il corpo con del movimento adeguato, ci dedicheremo all'esplorazione della risalita del diaframma, uno dei capisaldi dello yoga. Solitamente proposto nella tradizione dell'hatha-yoga in modo un pochino forzato, nella tradizione dello yoga del Kashmir l'esplorazione si svolge in piena consapevolezza di ogni movimento, nella più totale disponibilità e gradualità.

L'efficacia di uddiyana bandha detta in sintesi:
"Uddiyana bandha è la panacea per l'addome. Stimola la funzione del pancreas e del fegato e rinforza gli organi interni. Il fuoco digestivo è stimolato e gli organi addominali sono tutti massaggiati e tonificati. Le ghiandole surrenali sono equilibrate, rimuovendo la letargia e allentando l’ansia e le tensioni. Migliora la circolazione del sangue in tutto il tronco. Uddiyana bandha stimola il plesso solare che ha molte influenze sulla distribuzione dell’energia nel corpo."
"Asana, pranayama, mudra e bandha" Swami Satyananda Ed. Satyananda Ashram Italia

La pratica nella tradizione Kashmira in dettaglio:
"Può spiegare uddiyana bandha?
E' molto importante dissociare al cinta addominale dalla muscolatura diaframmatica. Il movimento addominale che fate alla fine dell'espirazione è orizzontale. La zona addominale si restringe verso la colonna. Durante l'inspirazione questa zona si distende seguendo il volume del soffio. Il movimento del diaframma è verticale, dal basso verso l'alto, durante la risalita, e dall'alto verso il basso durante la discesa. Nei primi tempi, sentite bene questa dissociazione: cinta addominale e muscolo del diaframma.
Espirate, la zona clavicolare si abbassa, il petto segue, il diaframma sale leggermente e la zona addominale compie la fine dell'espirazione portando la cinta verso la colonna. Assaporate pienamente il riposo che segue dopo l'espirazione.
Localizzate con precisione la sensazione del diaframma, poi con dolcezza alzatelo verso le zone superiori. Evitate le compensazioni già evocate, nella glottide, lo sterno, le spalle. Per questa ragione, è preferibile avvicinare lo studio di questo movimento nella posizione allungata sul dorso. Constatate che il sollevamento della glottide e delle spalle si manifesta con meno insistenza. La pratica iterativa di questo esercizio con morbidezza e senza nessuna partecipazione delle zone superiori, vi permetterà di trasporlo in seguito nella posizione seduta: eventualmente i due palmi della mani saranno posati sul pavimento davanti a voi. Fate dapprima una risalita molto ristretta. Poi secondo le vostre possibilità il diaframma salirà sempre più in alto. Durante la risalita. è fondamentale non sentire mai un limite, un arresto. Avere l'impressione di espellere il diaframma attraverso la nuca, poi attraverso la bocca, come un cerchio quasi completo. Se sentite un arresto, è una tensione. Il movimento fisiologico certamente si ferma, ma lo continuate attraverso la sensazione tattile. Il movimento è senza limite.
La dimensione della glottide è primordiale. E' per questo che l'espirazione si fa solitamente in ujjayi, (cioè filtrata attraverso la gola), l'inspirazione deve essere presa dalla punta delle narici.
Abbiate l'impressione d'inspirare l'aria lontano davanti all'orifizio delle narici, come per annusare il profumo dell'incenso. Se l'inspirazione dovesse essere filtrata attraverso la gola, potrebbe esserci un urto. Quando avrete praticato questo esercizio libero da compensazione, ripetetelo due volte senza riprendere il respiro, poi tre, fino a che potrete fare undici andate e ritorni durante il vuoto dopo l'espirazione. In questo momento, si potrebbe suggerire di fare undici volte questa serie di undici, con un tempo di riposo tra ogni serie. Più tardi, il movimento si accelererà per diventare agnisara. In quel momento, sentirete la parte addominale ed il diaframma fare un movimento di semiluna, andata e ritorno. Non c'è più dissociazione tra la cinta addominale ed il diaframma, ma passaggio da una all'altra senza tempo di arresto. Successivamente, praticate undici volte ventidue volte e poi undici volte trentatré. Scegliete sempre un multiplo di undici. Non cercate di fare prodezze. Se si presenta la possibilità di fare quarantaquattro andate e ritorni, trentatré basteranno. Se la possibilità del momento è di trentatré volte, fermatevi a ventidue. Rimanete sempre al di qua delle vostre possibilità. Mai sforzo né fatica. In questa assenza di tensione, vedrete le vostre capacità aumentare a vista d'occhio. Questo esercizio, molto celebrato in certi testi yogici, ha delle ripercussioni profonde su tutto l'organismo psicosomatico.
Può spiegare "organismo psicosomatico"?
Spesso, le nostre tendenze a sognare sono dovute ad una cattiva digestione. Quando la paura ci abita, la zona del petto diventa molto difensiva, molto chiusa. Quindici minuti alla mattina di questo esercizio rigenereranno tutto gli organi che partecipano alla digestione e all'assimilazione. La costipazione diventa allora impossibile, ciò procura una grande distensione psicologica. Praticato molto rapidamente, questo esercizio gioca in profondità sulla distribuzione delle energie nel corpo e partecipa alla stimolazione dell'energia ascendente. La zona addominale diventa molto sensibile, e questo va a favorire la presa di coscienza delle energie fondamentali. In un momento di stanchezza, l'esercizio praticato rapidamente per una decina di minuti dà una sferzata a tutto l'organismo."
Lo yoga tantrico del Kashmir" di Eric Baret ed. Om

La definizione:
"Contrazione addominale" o "sollevamento del diaframma". Tecnica dello hatha-yoga appartenente ai bandha (legami, contrazioni), annoverati a loro volta fra le mudra (gesti, sigilli). Tanto la Hathayoga-pradipika quanto la Gheranda-samhita insitono sull'importanza di questa pratica, grazie alla quale l'energia vitale (prana), dopoessere stata trattenuta s'innalza lungo il canale centrale (susumna) posto lungo l'asse della colonna vertebrale, simile a un grande uccello che si libra in volo (letteralmente uddiyana significa infatti "volatile")....
I testi tradizionale affermano esplicitamente che l'Uddiyana è il più importante fra i bandha: la Gheranda-samhita paragona questa tecnica a un leone, capace di respingere "l'elefante della morte" e di restituire la giovinezza. Alla luce della fisiologia scientifica, la principale caratteristica dell'U. è quella di produrre pressioni subatmosferiche, cioè negative, all'interno della cavità addominale. Si ririene che questa pressione negativa favorisca la pressione del sangue nella zona pelvica e addominale, e anche nella regione sacrale della colonna vertebrale. Le radici nervose e i plessi che si trovano in questa zona vengono stimolati e tonificati. I benefici sul piano fisico sono notevoli: questa tecnica consente infatti ai muscoli addominali di mantenere una tonicità ottimale. Molti disturbi funzionali dell'apparato digerente (per esempio la costipazione) vengono eliminati. Durante l'esercizio si ha inoltre un rallentamento fisiologico della frequenza cardiaca.

Enciclopedia dello yoga, Stefano Piano ed. Magnanelli


! CONTROINDICAZIONI: la pratica non è indicata in caso di: gravidanza, gravi patologie cardiache e a carico degli organi addominali.