martedì 20 agosto 2019

Corsi di Yoga 2019-2020

         Corsi di yoga 2019-2020

YOGA DEL KASHMIR: pratica tradizionale e meditativa: la percezione delle sensazioni del corpo, del respiro senza aspettativa e senza scopo. L'ascolto è arte, silenzio, vibrazione. Insegnante: Susanna Molina
MARTEDI’ 19,30 – 20,45
GIOVEDI’ 18,30 – 19,45

YOGA LEGGERO: movimenti dinamici, posture e sequenze per stimolare la flessibilità, la tonicità muscolare e la mobilitazione articolare. L’attenzione al respiro per rinnovare l’energia e ritrovare la calma mentale. Insegnante: Susanna Molina
MERCOLEDI’ 10,00 – 11,00
GIOVEDI’ 13,00 – 14,00

HATHA YOGA: movimenti dinamici e posture per attivare corpo e mente. Insegnante: Sara Franceschino

I corsi si svolgono presso la nostra associazione Sundaram a.s.d. a Ivrea (TO) in Via Circonvallazione 49.
TUTTE LE ATTIVITA' SONO RIVOLTE AI SOCI.

lunedì 29 aprile 2019

La forza che si desta grazie all'Hara


L'Hara* ha un duplice significato, il possederlo conferisce all'uomo una forza speciale che può usare nella sua vita nel mondo. Ma questa forza è, nel contempo, il segno che l'uomo ha preso contatto con le energie metafisiche della sua essenza, e proprio tale contatto è il senso più profondo dell'Hara. Solo grazie ad esso l'uomo è in grado di cogliere il significato precipuo della vita, di manifestare "l'essere" nell'"esistenza", di realizzarlo in modo cosciente. L'unione con l'essere e l'essenza sovra-mondana e la trasformazione del soggetto in un vero Io, espressione dell'essere, è il senso ultimo della via interiore.
Così la conquista dell'Hara, se è cosciente, significa l'apertura di tale via, e ogni consolidamento dell'Hara equivale ad un progresso su di essa. Dal punto di vista della via interiore, la forza trascendente conferita all'Hara è un effetto secondario della presa di contatto realizzata; essa deriva da quella liberazione dell'uomo dal cerchio magico dell'Io che si compie nell'Hara.
Quando l'essere affiora nell'interiorità umana, si verifica una trasformazione essenziale nel senso della vita, in una esperienza precisa e inconfondibile. Tutto viene visto sotto una luce diversa, tutto ha un suono e un "gusto" diversi. E' come se fosse sparita una cortina invisibile che separava l'uomo dalla realtà del mondo, dalla vita e perfino di lui stesso. Tutto ciò che si sperimenta e che si fa, acquista ora un diverso carattere ed ha altre valenze.
Per chi è stabilito nell'Hara le qualità sensoriali si rivelano, per così dire, secondo la loro dimensione in profondità. Le persone che per la prima volta hanno conosciuto in sé l'Hara riferiscono concordemente come camminando o andando in vettura si stupiscano nel constatare che l'intensità e la profondità dei colori percepiti in un dato paesaggio variano in funzione della nuova esperienza interiore.
La particolarità di una esperienza vissuta connessa con l'Hara si rende ben palese nella percezione di un nuovo stato interiore derivante dallo spostamento del centro di gravità dalla parte superiore dell'organismo verso quella mediana. La prima cosa che si avverte chiaramente è, per un lato, la liberazione dello spazio superiore, di quello dell'Io, quando si riesce a scendere nella parte mediana; dall'altro lato un senso di chiusura, di irrigidimento e di imprigionamento quando il centro di gravità si sposta nuovamente verso l'alto. Si prova un sentimento di liberazione non semplicemente fisica quando le spalle si rilasciano e la regione vicina al diaframma comincia ad animarsi perché allora è il centro basale a fare a poco a poco da forza portante scaricando e liberando tutto ciò che sta al di sopra. L'azione del potere trascendente che si avverte possedendo Hara si manifesta nel sorgere di un nuovo sentimento del vivere; e col crescere dell'Hara si ha il senso immancabile di una nuova forza, di una nuova vicinanza e di un nuovo calore.
La forza percepita è quella di una fermezza interiore non costruita ma presente in un modo naturale inesplicabile e meraviglioso. Basta affidarsi con fiducia ad essa, ed essa vi sosterrà. Con una sempre nuova gioia e meraviglia si vedrà come il senso d'impotenza che si può provare in qualche situazione critica dell'esistenza cede, senza una causa sensibile, al senso di una forza interiore non appena si ha il coraggio di liberarsi dalla presa dell'Io contratto, ansioso della propria sicurezza e che crede di poter sempre far fronte a tutto con la semplice volontà - lasciandosi invece andare e appoggiandosi fiduciosamente al proprio "centro". Questa fiducia che accompagna la nuova forza non può essere spiegata razionalmente. Il dono dell'Hara consiste appunto nell'aprire l'uomo alla forza sorreggitrice e protettrice della Grande Vita: realtà, che non si può capire razionalmente.
E' come se da sorgenti fin d'allora nascoste scaturissero energie vive le quali conferiscono all'uomo una fermezza e una chiarezza di sguardo, una invulnerabilità - ma anche la forza di colpire. Sostenendolo, questo potere permette all'uomo anche si assumere qualsiasi situazione così com'è, con una neutralità interiore, senza né accettarla né respingerla. E' una forza che dà modo di prendere con calma tutto ciò da cui l'Io comune si sarebbe affrettato a difendersi istintivamente, di accettare eventualmente senza chiedersi un perché e, se necessario, di sopportare, Si avverte un intimo potere che permette all'uomo di considerare senza timore i pericoli e di farvi fronte con animo distaccato. E' come se l'uomo che ha conseguito Hara potesse concepire l'idea della propria distruzione. Si potrebbe dire che egli è in contatto con una realtà, la quale da nulla può venire raggiunta e che anche quando la persona colpita e per così dire spezzata poi la farà certamente risorgere. Non stupisce dunque che grazie a questa forza che lo soccorre per quanto più egli si affidi ad essa, che però si ritira non appena non vi si rimette con fiducia, l'uomo acquisti una nuova sicurezza di fronte al mondo e anche di fronte a se stesso. Ma ancor più importante di questa misteriosa forza considerata in se stessa è l'esperienza che essa propizia. Non è una forza che si "abbia" bensì una forza nella quale "si é". In essa l'uomo percepisce la sua partecipazione ad un "essere" a cui, nel senso più profondo, appartiene e a cui è più legato che non al "mondo"; sente anche che essa non costituisce solamente il fondo vero della sua vita ma altresì il principio più profondo dell'universo. Ma questa conoscenza si rivelerà in tutto il suo significato e in tutta la sua importanza a poco a poco, con lo sviluppo della pratica. Quel che però si sente direttamente è l'ampliarsi della propria personalità, parallelo all'esperienza di una tale forza. L'Io che ora l'uomo sperimenta non è più l'Io antico bensì qualcosa di assai più vasto. Si ha la coscienza di una nuova ampiezza interiore, il senso di un accrescimento dello spazio interiore quasi come se in parte fossero venuti meno i limiti imposti dal corpo. Si manifesta un sentimento tutto speciale di non-limitatezza, un ampliamento liberatore; però si tratta di un senza-limite in cui non ci si perde o dissolve ma si può ritrovare veramente se stessi. Si apre un nuovo spazio per respirare, per agire e per operare, e ci si accorge ad un tratto che senza l'Hara lo spazio interiore è minimo, che si è prigionieri di un involucro isolatore. In sé e fuori di sé l'uomo senza Hara ha uno spazio ridotto.
Così colui che consegue l'Hara si trova in un nuovo rapporto col mondo esteriore, caratterizzato dal fatto di essere indipendente da esso. Può aderire ad esso con spontaneità e senza timore appunto perché ha trovato in sé una nuova ampiezza. Può accettarlo e farsi prendere da esso perché, da una parte, nella sua essenza si sente già unito ad esso e perché, d'altra parte, sa anche di potersi staccare da tutto ciò che è "mondo" per il fatto che, a differenza di quello antico, il suo nuovo Io non ne dipende più.
L'uomo senza Hara dipende dal mondo essendo privo di un vero legame con esso; l'uomo con Hara è durevolmente connesso con esso proprio perché ne è indipendente.

"Hara,il centro vitale dell'uomo secondo lo Zen" di K.Von Dürckeim Ed. Mediterranee

*Il termine giapponese Hara significa "pancia", in particolare la parola Hara trova una sua sede anatomica proprio nell'addome, in un’area interna e profonda collocata a circa quattro dita sotto l’ombelico, è inteso anche come il nostro baricentro.




domenica 7 aprile 2019

Su Jean Klein, Eric Baret


Estratto dal libro "De l'abandon", raccolta di incontri con Eric Baret.


Domanda:

Voi dite che la sensibilità è una porta verso il silenzio. È vero che quando io mi concentro sul mio corpo, una tranquillità viene e questo mi rende felice. Io mi domandavo se questo faccia parte solamente di un immaginario, di una speranza… Ha conosciuto lei con il Sig. Jean Klein, questo spazio di entusiasmo, questa sensazione che io ho di aver trovato qualcosa di straordinario?


Risposta:

Jean Klein non chiedeva niente. È quello che mi ha più segnato accanto a lui. Non vi chiedeva di cambiare. Non aveva nessuna violenza verso i vostri comportamenti.

Jean Klein vi incontrava, vi vedeva tale quale voi eravate, con i vostri conflitti, i vostri problemi e neanche un istante vi voleva cambiare, neanche di un millimetro. È un rispetto straordinario! Pensate a tutti i guru, a tutti gli insegnanti che trasformano i loro allievi e, a lor dire, li chiarificano: questo crea forse altro che degli ego infatuati di loro stessi, che si sentono sempre più separati da loro stessi, dall’universo intero?

Non richiedeva alcuna trasformazione e non ha mai indicato alcuna cosa negativa tra i suoi amici. Voi entravate nella sua camera e lui si meravigliava della vostra bellezza, non vedeva nient’altro. Naturalmente, la bellezza che vedeva era la sua, ma questa meraviglia che egli aveva della sua propria bellezza si rifletteva in voi. A vostra volta, voi eravate meravigliati della sua bellezza. Questa bellezza era allora la vostra. Voi vi sentivate invitati a restare all’ascolto di quello che era lì, profondamente, senza mai forzare. Né violenza, né richiesta: voi vi sentivate totalmente libero. Voi potevate diventare questo o quello, lui non aveva opinione. Per lui, qualunque cosa foste diventati, era giusta.

Questa atmosfera di non-richiesta creava una forma di risonanza. Certe persone che avevano passato la loro vita a volersi cambiare, purificare, si risvegliavano a una sorta di rispetto di se stessi. Senza sollecitazione, l’ascolto delle loro problematiche si compiva. In questo ascolto, in modo spontaneo, i problemi si liberavano.

Jean Klein non aveva la minima esigenza. È per questo che persone di differenti orizzonti venivano a vederlo. Riceveva sia un gangster legato alla grande criminalità che un ministro dell’Interno, un coltivatore di marijuana, dei banchieri dell’alta finanza, degli artisti esuberanti e dei piccoli borghesi traumatizzati da ogni forma di creatività. A tutti, trasmetteva lo stesso insegnamento: “state dove siete, non cambiate né stato sociale, né modo di essere ma diventate disponibili al vostro funzionamento emozionale, intellettuale e sensoriale. Il silenzio che cercate non si trova da qualche parte ma nella vostra presenza a ciò che si presenta.” Ognuno usciva maggiormente disponibile alle proprie caratteristiche.

In questo accoglimento, si verificava un cambiamento. Era quasi insensibile, Jean Klein non voleva che le persone cambiassero esteriormente, non voleva avvenimenti psicologici intorno a lui. Tutta l’esperienza mentale era considerata come una mancanza di visione, una compensazione. La frequentazione del Samadhi in qualsiasi forma, dell’assorbimento che ci taglia dalla vita oggettiva, era per lui una mancanza di prospettiva e avrebbe creato inevitabilmente delle crescenti difficoltà a far fronte alla vita di tutti i giorni. Non era questione di uscire dal mondo oggettivo per trovare la pace, piuttosto di presentire questa pace nella quale il mondo appare e scompare.

Dinanzi a lui, la vibrazione che s’imponeva spazzava via l’apprensione del mondo oggettivo, per meglio realizzarsi come una tela di fondo sempre presente nelle percezioni quotidiane. Questa vibrazione lasciava progressivamente la sua caratteristica percettibile per diventare la luce che illumina ogni percezione. A un certo punto, allo stesso modo in cui non si può percepire la luce, diveniva impossibile percepire la vibrazione in maniera oggettiva.

Su un certo piano, controllava questo e trasmetteva questa forma di sensibilità. Diceva che il suo maestro, che considerava come molto più potente di lui, doveva costantemente sorvegliarsi per evitare che quelli che lo approcciavano, vivessero delle esperienze particolari. Senza questo, egli avrebbe messo l’accento su delle situazioni oggettive, su un cambiamento, e si sarebbe fissato sull’esteriore, sul piano psichico.

Tutto questo non gli impediva di fornire, individualmente e in casi specifici, dei consigli tra i più virulenti, tanto sulla pratica yoga che dal punto di vista alimentare – dove la pelle e i semi di pomodoro potevano diventare dei nemici drammatici-, sulla vita amorosa o sessuale – dove era fortemente prodigo di consigli tecnici. I suoi consigli potevano estendersi alla vita politica, agli investimenti bancari, alle opinioni musicali o a tutt’altro soggetto sociale. Ma i suoi consigli illuminanti non acquisivano il loro significato compiuto sino a quando l’allievo non aveva presentito veramente la non-direzione, l’assenza del bisogno di appropriarsi di una qualsiasi caratteristica. Non puntava ad una purificazione in vista di un risveglio: era l’orchestrazione nello spazio-tempo, la trasposizione nella vita di tutti i giorni del presentimento dell’essenziale. Tendeva a far risuonare in sé una disponibilità emozionale, intelletuale e fisica nella quale la vita senza intenzione poteva prendere forma senza troppe resistenze.

In Jean Klein, non c’era divenire, non c’era direzione. Nient’altro che il rispetto di quello che era. Questo generava intorno a lui una straordinaria distensione. Poiché non si doveva più cambiare, ci si sentiva placati. Si era richiamati al suo ascolto più intimo: la presenza. In questa presenza alla vita, la vita, la natura potevano cambiare. Ma il bisogno di trasformarsi, di chiarirsi, poco a poco ci abbandonava.

Tutto era giusto. Non c’era da liberarsi di nulla. Liberarsi era una forma di violenza: questo significava che la cosa non era matura. Quando il trauma è maturo, ci lascia: non c’è da rifiutarlo, da eliminarlo. Una ferita è rispettabile, è un bisogno – prova ne è la sua presenza. Jean Klein ci insegnava a vivere con essa, a ascoltare senza aspettativa. In questa ricettività, pacificamente, il trauma a poco a poco veniva a galla. Quando trovava sufficientemente spazio in noi, si vuotava. Evidentemente questo approccio era in contrasto con tutte le scuole yogiche che vogliono estirpare i traumi. Quando si lascia una sicurezza volontariamente, immancabilmente l’organismo ne cerca un’altra, è senza fine. L’emanazione del suo insegnamento arrivava da questo rispetto. Era il più prezioso: sapere che non ho bisogno di niente. Un’autentica non-violenza. Riguardo all’approccio corporale, quando è divenuto chiaro e facile immergersi in un bagno tattile, abdicare il corpo in questo silenzio, come lei, ho avuto la sensazione di aver trovato qualcosa di straordinario. Avere, non importa in che momento, la possibilità di sprofondare il corpo nell’irraggiamento è un regalo meraviglioso… È tuttavia molto meno straordinario di trovarsi in presenza di qualcuno che ascolta, che si meraviglia di tutti gli aspetti del vostro essere, che non trova nulla da ridire. La sua visone della perfezione vi portava ad ascoltare la vita senza la minima critica.


La gratitudine per un tale dono non può che essere eterna.

Traduzione da un brano tratto da: "De l'abandon, Eric Baret  Ed. Les Deux Océan"

martedì 19 febbraio 2019

Apprendere il Thai Yoga Massage



Nel suo contesto originale, Nuad Bo-Rarn นวดแผนโบราณ (tradotto approssimativamente con Massaggio Tradizionale Thailandese) è una pratica medica e spirituale che combina la tradizione indiana yogica ed ayurvedica, la saggezza della medicina tradizionale cinese, la cultura thailandese, elementi di filosofia buddhista, la meditazione, il tai chi. E’ un lavoro sul corpo che consente di alleviare tensioni fisiche e mentali sia per chi lo pratica, sia per chi lo riceve, attraverso allungamenti (stretching), pressioni ed oscillazioni. Si pratica su un futon, con vestiti comodi.


MODULO 1: WORKSHOP INTRODUTTIVO AL MASSAGGIO THAILANDESE
In questo Workshop introdurremo gli elementi, i principi e le tecniche essenziali per comprendere il Thai Yoga Massage. Cominceremo osservando l’anatomia del corpo umano, gli elementi che accomunano tutti e l’unicità di ogni singolo corpo. Osserveremo dove accumuliamo le tensioni e sperimenteremo strategie per rilasciarle. Impareremo come utilizzare il respiro, le meccaniche del corpo e la forza di gravità, in modo da arrivare alla fine della sessione freschi e ri-energizzati. Esploreremo tecniche per calmare la mente e per energizzare il corpo. Esploreremo la logica dietro alle sequenze del massaggio, ci alleneremo a riadattare il ritmo, la pressione, la tipologia di tocco ed i movimenti a seconda delle condizioni fisiche, mentali ed emotive dell’operatore e del ricevente in modo che ne beneficino entrambi. Alleneremo soprattutto l’intuito e la creatività, in modo da sviluppare il nostro stile di massaggio unico e personale.

Ci eserciteremo a fare meno, ma con più cura. 

Questo workshop è aperto a chiunque sia interessato a sviluppare un approccio intuitivo e creativo al lavoro sul corpo.

Durata del WS: 4 ore
Prerequisiti: nessuno


Il primo incontro (MODULO 1) avrà luogo presso la nostra associazione Sundaram a.s.d. il giorno 27 aprile 2019 dalle ore 14,30 - 18,30.



Sarà possibile proseguire il percorso di formazione completo così suddiviso: 

MODULO 2: GAMBE, BACINO, FIANCHI
In questo workshop applicheremo le tecniche acquisite nel Modulo 1 per sciogliere le tensioni, aumentare la flessibilità e dare sollievo alla parte inferiore del corpo: gambe, bacino, fianchi.

Durata: 4 ore
Prerequisiti: Modulo 1


MODULO 3: SPALLE, BRACCIA, MANI, COLLO, TESTA, VISO

In questo workshop applicheremo le tecniche acquisite nel Modulo 1 per sciogliere le tensioni, aumentare la flessibilità e dare sollievo alla parte superiore del corpo a spalle, collo, braccia e mani.

Durata: 4 ore
Prerequisiti: Modulo 1


MODULO 4: SCHIENA
In questo Workshop applicheremo trazioni, torsioni e pressioni utili a rilassare le tensioni accumulate intorno alla colonna vertebrale, per ripristinare un benessere generale.

Durata: 4 ore
Prerequisiti: Moduli 1 e 2



MODULO 5: PIEDI E CAVIGLIE
Secondo la medicina cinese, nei piedi si possono leggere molte informazioni riguardo allo stato di salute del corpo. Lavorando le zone di riflesso dei piedi è possibile contribuire a stimolare, tonificare, equilibrare organi e regioni del corpo.
In questo modulo impareremo a dare un piacevole massaggio ai piedi con cenni ai principi generali della riflessologia.

Durata: 4 ore
Prerequisiti: Modulo 1


MODULO 6: AREA ADDOMINALE E TORACICA
Secondo la saggezza orientale, un massaggio non è completo se non incorpora il massaggio addominale.
In questo Workshop introdurremo alcune tecniche base per stimolare, bilanciare ossigenare gli organi interni dell’addome e del torace.

Durata: 4 ore 
Prerequisiti: Modulo 1


L'insegnante
MICHELA BELLINO

ha iniziato ad incuriosirsi sulle relazioni sistematiche tra tensioni muscolari, postura, voce, attitudini mentali ed emotività grazie al suo decennale training nella magica arte dell’improvvisazione teatrale. Nel Settembre 2016 ha completato il programma CAPT “Certified Advanced Practitioner and Teacher” presso ITM School di Chiang Mai, Thailandia, dove ha conseguito il certificato di insegnante di Massaggi Tradizionali Thailandesi, stile del Nord.

Oltre ai massaggi thailandesi, ha seguito corsi di formazione in Massaggio hawaiano Lomi Lomi, Massaggio Pre-Natale, Massaggio basato sulla riflessologia plantare, Joint Release, Myofascial Release, Chi Nei Tsang, Reiki, Shiatsu, Hot Stones, Tok Sen, Thai Hot Herbal Compress, Massaggio linfatico. Durante i trattamenti, spesso mescola intuitivamente elementi di tradizioni diverse.


venerdì 28 dicembre 2018

La verticalità nella posizione seduta

Nell a posizione di meditazione, è importante avere la colonna vertebrale ben dritta?
La cosa più importante è il rilassamento. All'inizio, una grande distensione con una leggera gobba del dorso è preferibile ad una colonna molto dritta stabilita con tensione. Questa scelta apparente sparirà molto velocemente. La stimolazione di tutta la sensibilità, attraverso il risveglio della tattilità porta ad una totale distensione che libererà la colonna vertebrale dalle fughe e dalle paure che si esprimono attraverso la gobba o l'inarcamento. La verticalità è il risultato di un lasciar la presa. Non cercate di fabbricarla in modo vittoriano. Questo sentimento, come una fiamma che si slancia, prenderà sempre più ampiezza. E' questa sensazione che raddrizza la colonna fisica. Se la struttura corporea soffre di lesioni, è possibile che  la verticalità sia risentita senza poter essere attualizzata. Ciò ha poca importanza. Il risveglio dell'energia utilizza dei canali estranei al corpo fisico. Questo risveglio è possibile malgrado i traumi corporei. E' sicuramente preferibile, se questo è possibile, prendere una posizione permettendo alle energie di canalizzarsi. Vigilate a non lasciare cadere la zona lombare indietro, senza per questo crearvi degli inarcamenti. Sentite la zona cervicale prolungare naturalmente la zona dorsale. In seguito, dimenticate la posizione.
Essere solo ascolto, sguardo senza intenzione.

Come avvicinare la verticalità nella posizione seduta?
Nella posizione seduta, la sensazione di contatto col pavimento è sul davanti, sulle cosce. La zona delle natiche non fa che sfiorare il pavimento. La distensione totale della massa muscolare impone il sentimento della verticalità.
Questa carezza d'energia conduce la zona pelvica leggermente verso avanti, verso l'alto, e si prolunga fino all'apertura delle zone superiori. Darsi a questo sentimento di raddrizzamento accentuerà il liberarsi della gabbia toracica dalle zone digestive e sessuali, come se alzaste il coperchio di una pentola. Questa apertura che libererà le ultime costole dalle regioni inferiori, si manterrà in tutte le posizioni e nei pranayama. Quando la gabbia toracica si libera, si stacca, l'energia si libera e riempie tutto il petto, si distende da destra a sinistra. C'è apertura delle zone clavicolari. L'espansione, la leggera rotazione delle due clavicole verso l'alto si prolunga, accarezzando le spalle dove lo sprofondamento porta al lasciare la presa delle scapole. Molto spesso, la paura, l'ansietà trascinano un distanziamento della zona bassa delle scapole, creando un arrotondamento di tutta la zona dorsale.
Quando i due punti delle scapole si raggiungono, sentite questo punto attraversare il busto come se l'energia attraversasse il petto per coprire lo spazio davanti a voi. Visto nel suo aspetto più sottile questo tragitto dell'energia che partecipa ad una totale liberazione di se stessa, è uno dei primi percorsi dell'energia sul quale mettiamo l'accento. Anche quando è avvicinato solo sul piano fisiologico, le sue ripercussioni sono fondamentali. Secondo l'anatomia dello yoga, le zone a partire dalla gabbia toracica sono separate da quelle che le sono inferiori. Le zone superiori partecipano al cielo, quelle inferiori alla terra. Questa dissociazione, questa liberazione riguardante il processo digestivo e della sessualità, si trova espresso in numerose arte tradizionali.
Lo sprofondamento della gabbia toracica nelle zone digestive è segno di depressione o d'ansietà. La sensazione di apertura delle ultime costole libere dalle zone inferiori si trova meravigliosamente espresso nelle armature romane, nei kouros greci, nella scultura egiziana o nell'attitudine dei samurai rappresentata nella pittura e nelle stampe giapponesi. Questa attitudine di non paura e di libertà di fronte a ciò che incatena trova la sua espressione più fine nella posizione seduta, cuore dello yoga.
Alla fine, la zona lombare è un po' arcuata?
No affatto! La zona pelvica scivola vero avanti e verso l'alto, conservando la posizione seduta sul davanti. La zona lombare è leggermente spinta verso il muro dietro, conservando il contatto del dorso nel suo insieme con lo spazio dietro di voi. Nessun arcuamento, nessuna curva. Parliamo, certamente, dal punto di vista della sensazione. La fisiologia è rispettata, incoraggiata a lasciare, a ridurre l'arcuamento lombare, che è molto esagerato nella maggior parte delle persone, come anche l'arcata dorsale ugualmente molto diffusa.
Quando queste due zone sono più o meno equilibrate, le due porte della meditazione - lo spazio tra la quarta e quinta lombare e la settima cervicale - trovano la loro giusta posizione, gli elementi tamasici* di pesantezza si riassorbono. Le tendenze rajasiche* di agitazione si eliminano con un assetto organico della settima cervicale. L'aspetto sattvico* , la luce, può allora prendere corpo e purificare la struttura, rendendola disponibile ad un'attenzione multidimensionale.
In questa distensione, apparirà alla vostra attenzione un filo verticale.
Quando espirate totalmente e che vi date al riposo che ne segue, presentite in questo vuoto, come una leggera oscillazione. Una scintilla zampilla in questo ondeggiamento quasi impercettibile. Il soffio si aggancia a questa salita dell'energia. E' la salita del soffio che aspira il corpo nella verticalità. Questa salita di energia è la sa substanzializzazione attraverso il soffio inspirato, diventa sempre più sensibile e la sensazione della verticalità s'impone allora da se stessa.
Non cercate di fabbricare la posizione ideale, raddrizzando così una parte poi l'altra, facendo scendere una parte e poi l'altra ecc. Le energie liberate in modo frammentario si fissano nelle zone vicine e le compensazioni seguiranno così un girotondo senza fine. All'inizio, certi suggerimenti tecnici possono essere ammessi. Molto presto, ci si renderà conto che solo la sensazione globale del corpo, dovuta ad un vero lasciar presa, è la base organica di una verticalità senza impedimento.

Qual è la posizione seduta corretta?
La posizione seduta riveste una grande importanza. In realtà, si tratta piuttosto d un non essere seduto, come se si attraversasse il pavimento.
Le due gambe sono esteriormente incrociate, ma questa fissazione si eliminerà molto rapidamente con lo sbocciare della sensazione dell'energia. Nell'abdicazione totale della prensione muscolare, sentirete la densità deporsi sui punti di contatto con il pavimento. Potete sentire allora le due gambe colare nel pavimento. Evocate la sensazione dell'acqua fresca che vi accarezza le gambe dall'alto verso il basso, come se foste seduti sul bordo di un ruscello, le gambe a penzoloni nell'acqua. In seguito sarete portati, sempre attraverso la sensazione tattile, a muovere le gambe, ad allargarle, a fare la spaccata, a tirarle su, verso dietro, ecc.
Il corpo tattile non è legato alle limitazioni della fisioogia. Potete allo stesso modo alzarvi mentalmente, senza contatto con i piedi, senza riferirvi all'elemento fisiologico. La sensazione delle gambe incrociate non permette la realizzazione di una posizione seduta veramente libera. Questi movimenti sottili delle gambe andranno a creare uno sbadiglio nelle articolazioni, in particolare in quelle delle anche, che si ripercuoterà nelle articolazioni delle ginocchia e delle caviglie. Finché c'è tensione, pressione o compressione delle gambe nella posizione, la colonna non può liberarsi. La verticalità diviene impossibile. Dopo un certo tempo nella posizione seduta, la sostanza delle gambe ricomincia ad attualizzarsi. Fate tattilmente questi movimenti e vedrete la reazione nell'organismo.

Sono molto rigido ed ho dolori dappertutto, mi è impossibile rimanere seduto in meditazione come abbiamo detto. Sono teso, a meno che non mi sieda su una piccola panca dove sto bene.
La posizione seduta è destinata a far sparire la sensazione del corpo come massa, peso, antagonismo. Rapidamente, lasciate la sensazione corporea schematica. Poco importa la posizione, che siate seduto su di una panca o meno. Prendete la posizione che vi invita al confort. Il primo elemento che incontrate è la densità. Valutate le diverse pesantezze del corpo, delle braccia, delle gambe, del tronco, ecc. Deponetele sul loro punto di contatto corrispondente: pavimento per le gambe ed i piedi, ginocchia per le mani, ecc. Sentite il corpo come un castello di sabbia che crolla su se stesso, parte dopo parte.
Questa densità eliminata, la sensazione di calore che si presenta, si diffonderà senza restrizione nella struttura. Molto presto, la stessa nozione di forma verrà eliminata. Ogni elemento articolare, muscolare andrà a sparire per far posto ad un calore radiante che si diffonderà ben al di là della forma corporea. Questa radiazione brucerà ogni localizzazione, per diffondersi completamente intorno.
In quel momento, siete solo ascolto. Le basi della meditazione sono stabilite. Finché si sente il proprio corpo, c'è agitazione. Dunque adottate la posizione che andrà a favorire al meglio questa apertura.

Lo yoga tantrico del Kashmir, Eric Baret Ed. Om

N.B. Questo testo è una raccolta di domande e risposte svoltesi durante i seminari con Eric Baret. Ho estratto alcune domande sull'argomento e copiate in ordine diverso da come proposto nel libro.

lunedì 26 novembre 2018

Tai Chi Chuan



Il Tai Chi Chuan è un'arte marziale cinese che può essere lenta o veloce, interna o esterna.

È meditazione in movimento,ginnastica fisica e mentale.

Il nome, Tai Chi Chuan, è composto da caratteri: (Tai) = supremo, grande, (Chi) = ultimo, estremo,  (Chuan) = pugno, combattimento.

Il Tai Chi, con il suo simbolo, è il principio che governa l'universo e presiede all'unione di Yin e Yang. 

Al minimo movimento, tutte le parti del corpo devono essere leggere, agili e interconnesse. È necessario stimolare il respiro, concentrare l'energia spirituale, assicurarsi che i movimenti non mostrino alcuna rottura e che siano collegati senza interruzione, è l’intenzione che dirige il gesto.

La leggenda narra che il Monte Wudang è strettamente associato alla figura del taoista Zhang San Feng, vissuto circa tra il 1127 e il 1279, generalmente presentato come il creatore del Tai Chi Chuan. Si racconta che un giorno l'eremita Zhang San Feng era alla finestra della sua capanna e la sua attenzione fu  attratta dallo strano grido di un uccello. Abbassandosi, vide una gazza spaventata scendere da un albero ai piedi del quale c'era un serpente. Ne seguì un duello.

Si dice che il serpente, con i suoi movimenti flessibili e a spirale, superò la forza dell'uccello rigido e lineare, anche se non sappiamo chi dei due vinse ma possiamo benissimo immaginare che entrambi gli animali stiano ancora lottando oggi. Rappresenterebbero infatti la coesistenza pacifica degli opposti.
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L’insegnante Fiorella Giarrizzo (nella foto) segue la scuola del maestro Wang Wei Guo dal 1999.
La trovate presso l'Ass. Sundaram a.s.d. a Ivrea in Via Circonvallazione 49:
TUTTI I MARTEDI’ dalle 12,30 alle 13,30 

domenica 28 ottobre 2018

Il rilassamento profondo e la gestione dello stress, II parte


Continuano gli incontri mensili di rilassamento profondo e meditazione:

  • mercoledì 07 NOVEMBRE 2018 dalle 20,00 alle 21,00 
  • mercoledì 05 DICEMBRE 2018 dalle 20,00 alle 21,00 

Gli incontri sono riservati ai soci, avranno luogo presso la ns. associazione a Ivrea (TO) in Via Circonvallazione n° 49.
Le tecniche di rilassamento tradizionali sono un metodo sistematico per indurre un completo rilassamento fisico, mentale ed emozionale. Utili per la gestione dello stress e per rafforzare il sistema corporeo in genere. Quindici minuti di postura in rilassamento profondo eseguito correttamente equivalgono ad un'ora di sonno profondo. La capacità di rilassarsi e di abbandonare le tensioni è un prerequisito essenziale per accedere allo stato di meditazione. Per questo le tecniche di rilassamento verranno proposte all'inizio dell'incontro per predisporci ad uno stato di silenzio, porta della meditazione. 
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Il rilassamento profondo e la gestione dello stress II parte 
La scelta di condividere questo testo, anche se datato, è dettata dall'esposizione semplice ma precisa dei meccanismi fisiologici dello stress. Ora questi dati sono da un lato dati per scontati, d'altra parte si tende a confondere e sintetizzare, dimenticando i meccanismi di base, qui riportati con chiarezza da un punto di vista strettamente medico.

Fisiologia dello stress
"Il sistema nervoso umano è il prodotto di milioni di anni di evoluzione, durante i quali le sollecitazioni a cui è stato sottoposto sono state perlopiù molto diverse da quelle a cui lo sottopone la civiltà moderna. La sopravvivenza nelle società primitive richiedeva che gli esseri umani fossero in grado di individuare immediatamente una minaccia esterna, il nostro organismo viene istantaneamente indotto (tramite un cambiamento negli equilibri ormonale e nelle terminazioni nervose) a combattere o a fuggire.
Ma la vita nella società moderna ci richiede di inibire la nostra reazione (combattere o fuggire): quando un vigile ci ferma per darci una multa per eccesso di velocità o quando il capufficio non apprezza il nostro lavoro, il nostro organismo è istintivamente mobilitato da tale minaccia. In queste circostanze, però, tanto il "combattere" quanto il "fuggire" sarebbero risposte socialmente inopportune, per cui impariamo a non tener conto della nostra reazione. Per tutto il giorno noi ignoriamo continuamente le risposte dell'organismo allo stress del commettere un errore, del rumore del taxi che suona troppo forte, del dover far la coda, del perdere l'autobus e così via. 
L'organismo è costruito in modo che i momenti di stress, seguiti da una reazione fisica come il combattere o il fuggire, arrechino pochi danni. Tuttavia, quando la risposta fisiologica allo stress non viene scaricata (per via delle conseguenze sociali del "combattere" e del "fuggire") allora vi è un effetto negativo di accumulo nell'organismo. Questo è lo stress cronico, stress che viene trattenuto nel corpo e non liberato. E lo stress cronico, si ammette sempre più spesso, svolge un ruolo significativo in molte malattie. Il dott. Hans Selye, endocrinologo e direttore dell'Istituto di medicina e chirurgia sperimentale all'Università di Montréal, descrisse gli effetti dello stress cronico sull'organismo. La sua descrizione sembra un elenco di orrori clinici.
Tanto per cominciare, lo stress cronico di frequente produce squilibri ormonali. Poiché gli ormoni svolgono un ruolo cruciale nel regolare le funzioni corporee, tali squilibri possono condurre all'ipertensione arteriosa e prima o poi a un danneggiamento dei reni. Il danno ai reni può a sua volta condurre a una grave ipertensione (alta pressione sanguigna), che rafforzerà lo squilibrio chimico. 
Inoltre i cambiamenti ormonali derivanti dallo stress possono causare lacerazioni mediante un accumulo di placche di colesterolo, un tipo di tessuto cicatriziale. Ma un eccesso di placche provoca l'indurimento delle arterie, l'arteriosclerosi. Questa, a sua volta, costringe il cuore a pompare più energicamente per far circolare il sangue, aumentando ulteriormente la pressione sanguigna. Quando l'arteriosclerosi progredisce molto, riduce la quantità di sangue e di ossigeno che raggiunge il cuore, al punto che può verificarsi un'insufficienza coronarica. Le placche di colesterolo possono anche bloccare le principali arterie coronarie del cuore facendo morire parte del muscolo cardiaca, con l'esito di un'insufficienza cardiaca. Normalmente l'organismo compie uno sforzo per adattarsi a questi problemi, ma sotto stress cronico i meccanismi responsabili della riduzione e dell'adattamento dello squilibrio ormonale vengono ignorati. Lo squilibrio prosegue in un ciclo sempre più negativo che pone in pericolo la vita. 
Questi risultati dimostrano chiaramente gli effetti fisici molto reali dello stress.
...hanno condotto studi i quali indicano che il lutto riduce la risposta immunitaria dell'organismo...La funzione linfocitica, una misura cruciale della potenza del sistema immunitario, era significativamente depressa in chi aveva perduto la moglie o il marito…
Un altro studio che indica come i fattori mentali possano condurre alla depressione del sistema immunitario è stato condotto dal Dott. J.H. Humphrey e colleghi… Le loro ricerche dimostrano che l'immunità dell'organismo alla tubercolosi può essere profondamente influenzata dalla suggestione ipnotica, il che dimostra l'influsso dello stress mentale ed emotivo sulle difese dell'organismo.
Infine,  il Dott. G. Solomon ha scoperto che le incisioni nell'ipotalamo (una parte del cervello che influenza significativamente la produzione endocrina dell'organismo) conducono a una depressione del sistema immunitario. L'ipotalamo è anche la parte del cervello considerata più direttamente associata alle emozioni...
Riepilogo dei risultati:
  • elevati livelli di stress emotivo aumentano la predisposizione alla malattia
  • lo stress cronico provoca una depressione del sistema immunitario, che a sua volta crea una maggiore predisposizione alla malattia e specialmente al cancro
  • lo stress emotivo, che deprime il sistema immunitario, conduce a squilibri ormonali. Tali squilibri potrebbero accrescere la produzione di cellule anomale proprio nel momento in cui l'organismo è meno in grado di distruggerle.

E' significativo che la quantità di stress emotivo causato da eventi esterni dipenda da come l'individuo interpreti o faccia fronte a tali eventi. Anche se i ricercatori non  sono in grado di prevedere la malattia sulla base del numero di elevati livelli di stress. Ancora una volta è necessario guardare all'unicità della risposta di ciascun individuo."

"Ritorno alla salute, O.C. Simonton, S. Matthew.Simonton, J.L. Creighton Ed. Amrita"

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