lunedì 16 luglio 2018

L'arte di ascoltare, Jean Klein

Tu dici che, quando il corpo-mente si libera dall'interferenza psicologica, si mette spontaneamente in ascolto, che è lo strumento dell'auto indagine. Potresti approfondire?
La scoperta della tua vera natura non può avvenire attraverso la memoria. Essa passa per l'attenzione multidimensionale, che si verifica naturalmente quando la memoria è assente. Quest'attenzione innata è l'ascolto. Quando sei in ascolto, ti senti immerso nella vastità, nell'immensità, dove non ci sono né un ascoltatore né un osservatore. Solo nell'ascolto può avvenire la trasmutazione dalla conoscenza acquisita all'autentico conoscere. Ascoltare è un'arte che devi conoscere. E' essere aperti a ogni espressione della vita. Le espressioni della vita non sono mai ripetitive. Potrebbe esserci analogia ma non c'è ripetizione. Osserva che l'apparente ripetizione non è che memoria. Ascoltare è accogliere la vita senza fare riferimento a ciò che già si conosce. La vera scoperta avviene solo nell'istante immediato. Non sarà mai possibile comprendere il non conosciuto attraverso il conosciuto. Siamo educati all'esperienza, a cercare una ragione, a interpretare, ma dobbiamo esplorare la possibilità di vivere come non-esperienza. Tale esplorazione si verifica in un ascolto non-reattivo. Nell'ascolto incondizionato siamo aperti a tutte le possibilità, e in assenza di restrizione avviene la percezione diretta.
Come posso imparare l'arte di ascoltare?
Solo vivendola, come un musicista imparare ad ascoltare ascoltando. Non esistono tecniche, discipline o idee che tu possa sostituire all'ascolto stesso. Tutte queste cose sono zuccherini per l'ego. Più conosci l'ascolto attraverso l'ascolto, più sei libero dall'immagine di te stesso. L'insegnamento serve solo a riportarti all'ascolto. Nell'ascolto non si ascolta qualcosa: ti trovi nell'apertura, nel non-stato dell'ascolto stesso.
Dici che l'ascolto viene dall'ascoltare. Puoi essere un po' più preciso su cosa sia concretamente?
Il vero ascolto non è un processo cerebrale; non è una funzione. E' una ricettività aperta libera da anticipazione, realizzazione o conseguimento. Non è un atteggiamento che si assume né è confinato alle orecchie, proprio come quando sei affamato e dici "non ci vedo più dalla fame" non ha niente a che vedere con l'organo della vista.
Come posso arrivare a questa ricettività?
Se poni l'attenzione sulle orecchie, sentirai che cercano costantemente di afferrare qualcosa. Lo stesso vale per gli occhi, la mente e tutti i tuoi organi. Smetti di cercare di afferrare e scoprirai che tutto il tuo corpo è per sua natura un organo di sensibilità. L'orecchio non è che un canale per questa sensazione globale. Non è un fine di per sé. Ciò che viene udito è anche percepito, visto annusato e toccato. I tuoi cinque sensi, l'intelligenza e l'immaginazione si liberano ed entrano in gioco. Ti senti completamente espanso nell'universo, senza un centro né un confine. L'ego, che è una contrazione, non riesce a trovare appigli in questa presenza e così l'ansia e le simpatie o antipatie si dissolvono. Senti questa pienezza pur senza percepirla. La senti ma non la puoi categorizzare in nessuna sensazione conosciuta. gli organi di senso sono solo indicatori della consapevolezza globale. Ma generalmente si appropriano dell'oggetto apparente e gli impediscono di svilupparsi nella sua completezza. Cerca di ascoltare e osservare senza focalizzarti su cose specifiche. Lascia che il tuo udito e la tua vista trovino la loro multidimensionalità naturale. Quando il tuo ascolto non ha obiettivi né motivi, allora diventa ascolto incondizionato. Tutto ciò che emerge è in questo ascolto, ma non c'è un ascoltatore che si focalizza su alcun suono. Alla fine tutti i suoni svaniscono nell'ascolto stesso. Allora tu sei tutt'uno col momento. Non c'è spazio e non c'è tempo. Poiché è ascolto in quanto essenza e non funzione, non dipende da un oggetto ascoltato. l'ascolto senza rappresentazione è come una calamita a cui tutti gli oggetti puntano e in cui svaniscono. L'ascolto si riferisce a se stesso. E' lo stato naturale. Quindi tu giungi alla profonda conclusione che tutti i suoni puntino al silenzio e che il silenzio esista sia prima che dopo l'ascolto.
Non è naturale voler guardare ed ascoltare ciò che è piacevole e bello? non ci sono delle scelte inevitabili oggi nel mondo? hai detto spesso che nella vita dobbiamo scegliere di vedere le cose più belle della nostra società. Chi può dire cosa sia bello?
Siamo fatti di armonia e tutto ciò in cui la vediamo riflessa ci attrarrà. Ma quest'armonia non c'entra niente con ciò che comunemente viene definito piacevole o bello. Quando viviamo nella bellezza c'è una discriminazione spontanea che non è basata sul convenzionale. Osserva quando qualcosa attrae te perché risuona col tuo gusto prevalente e quando invece attrae il tuo intero essere, che è senza tempo.
Chi sono io? La ricerca più sacra, Jean Klein Ed. Antipodi

mercoledì 11 luglio 2018

Se si canta la OM, Vijnana Bhairava Tantra



16. Se si canta la OM o altre formule sacre e si evoca il vuoto che segue il suono protratto: per l'eminente possenza di questo vuoto, o Bhairava, si sprofonderà nella vacuità.

L'esempio di un suono protratto è il canto del gallo dove la sillaba finale è tre volte più lunga della prima. Alla fine di un suono prolungato o di una nota tenuta a lungo, si gusta una qualità particolare di silenzio, per parlare col nostro Tantra, di vacuità (shûnyatâ).
OM è il suono primordiale, il verbo eterno (shabda brahman), l'inafferrabile vibrazione (spanda) dalla quale l'universo emana all'inizio di ogni ciclo e nel quale si riassorbe alla fine. Si dirà più avanti qualche parola sul simbolismo dei tre caratteri AUM dei quali questa sillaba è composta. Quando la si canta, la si deve sentire partendo dal cuore (lettera A) poi, tramite la via centrale (sushumnâ), accedendo alla gola (U) e al palato (M). Essa fora in seguito il chakra tra le sopracciglia (bhrûmadya) e la sua risonanza nasale infinitamente sottile non smette di risuonare alla sommità del capo.

Cent douze méditations tantriques, Le VIJNANA BHAIRAVA TANTRA traduit eT commenté par Pierre Feuga Ed. Accarias L'Originel

lunedì 9 luglio 2018

Festival, estate e saluti



Terminata la bella esperienza al festival yoga "Uniti nella Bellezza" presso il Forte di Bard e presso Champoluc nella splendida Valle d'Aosta, la nostra associazione si prende una piccola pausa estiva.



Le lezioni e i corsi di yoga riprenderanno dal 10 settembre 2018 
lezioni di prova dal 10 al 16 settembre:

vi auguriamo una buona estate!



mercoledì 27 giugno 2018

Carbonio, Primo Levi

 

Potrei raccontare innumerevoli storie diverse, e sarebbero tutte vere: tutte letteralmente vere, nella natura dei trapassi, nel loro ordine e nella loro data. Il numero degli atomi è tanto grande che se ne troverebbe sempre uno la cui storia coincida con una qualsiasi storia inventata a capriccio, Potrei raccontare storie a non finire, di atomi di carbonio che si fanno colore o profumo nei fiori; di altri che, da alghe minute a piccoli crostacei, a pesci via via più grossi, ritornano anidride carbonica nelle acque del mare, in un perpetuo spaventoso girotondo di vita e di morte, in cui ogni divoratore è immediatamente divorato; di altri che raggiungono invece una decorosa semi-eternità nelle pagine ingiallite di qualche documento di archivio, o nella tela di un pittore famoso; di quelli a cui toccò il privilegio di fare parte di un granello di polline, e lasciarono la loro impronta fossile nelle rocce per la nostra curiosità; di altri ancora che discesero a far parte dei misteriosi messaggeri di forma del seme umano, e parteciparono al sottile processo di scissione duplicazione e fusione da cui ognuno di noi è nato. Ne racconterò invece soltanto ancora una, la più segreta, e la racconterò con l'umiltà e il ritegno di chi sa fin dall'inizio che il suo tema è disperato, i mezzi fievoli, e il mestiere di rivestire i fatti con parole fallimentare per sua profonda essenza.
E' di nuovo fra noi, in un bicchiere di latte. E' inserito in una lunga catena, molto complessa, tuttavia tale che quasi tutti i suoi anelli sono accetti dal corpo umano. Viene ingoiato: e poiché ogni struttura vivente alberga una selvaggia diffidenza verso ogni apporto di altro materiale di origine vivente, la catena viene meticolosamente frantumata, ed i frantumi, uno per uno, accettati o respinti. Uno, quello che ci sta a cuore, varca la soglia intestinale ed entra nel torrente sanguigno: migra, bussa alla porta di una cellula nervosa, entra e soppianta un altro carbonio che ne faceva parte, Questa cellula appartiene ad un cervello, e questo è il mio cervello, di me che scrivo, e la cellula in questione, ed in essa l'atomo in questione, è addetta la mio scrivere, in un gigantesco minuscolo gioco che nessuno ha ancora descritto. E' quella che in questo istante, fuori da un labirintico intreccio di sì e di no, fa sì che la mia mano corra in un certo cammino sulla carta, la segni di queste volute che sono segni; un doppio scatto, in su e in giù, fra due livelli d'energia guida questa mia mano ad imprimere sulla carta questo punto: questo.


Estratto dal racconto "Carbonio", Il sistema periodico di Primo Levi

martedì 19 giugno 2018

Vivere nel rilassamento della fede, Vimala Thakar



Cosa succede alle cellule del cervello, come vengono attivate nella guaritrice totalità del silenzio, è qualcosa che non so esprimere in termini scientifici, ma è qualcosa che ho visto. Nel silenzio, si attivano parti del cervello che non hanno nulla in comune con la memoria. Questo è quanto di meglio io possa spiegare.
Energia abbondante, vigore e vitalità illimitati, saturano e permeano una nuova persona la cui psiche non ha centro, nemmeno nel corpo; la cui conoscenza può percepire senza dividere la vita in "me" e "non me".
Ancora meglio, il movimento di tale persona è come il movimento di un'onda in seno all'acqua, non è separata e indipendente dall'oceano, anche se la sua forma crea l'illusione che lo sia. L'individualità di questa persona è come un'onda sulla superficie dell'oceano. E' sempre connessa con l'oceano e affonda in esso. La totalità nella forma di un individuo è come un'onda, un'onda sulla totalità del cosmo.
Quando ci rilassiamo nella consapevolezza dell'unità della vita, non ci aspettiamo che accada qualcosa, perché le aspettative sono basate sul passato. Ma a un livello più sottile, possiamo desiderare che il passato continui attraverso il presente in qualche aspetto qualificato o modificato, e si manifesti. Il desiderio previene il rilassamento in quanto vi è la tensione provocata dal cercare di rilassarci mentre soffriamo di aspettative croniche circa il futuro, circa l'ignoto. Se subconsciamente stiamo calcolando, misurando, sperando qualcosa, allora non c'è rilassamento; c'è solo lo sforzo di trattenere il passato mentre si esplora l'ignoto.
Il rilassamento nella fede non è solamente fisico, muscolare, neurologico, ma scende più in profondità nella psiche. A un livello profondo voi comprendete quand'è che è richiesto uno sforzo e quando invece non lo è. Ai livelli fisico e psicologico voi richiedete uno sforzo dal corpo, dalla mente, dal cervello per potervi prendere cura della vita quotidiana, e dovete imparare a compiere questi sforzi in maniera confortevole e precisa. Ma nel rilassamento della fede lo sforzo non ha alcun rilievo; può solo continuare il movimento condizionato della mente e non permettere che accada alcunché di nuovo.
Voi dite: "Non posso fare nessuno sforzo ora; qualsiasi cosa avverrà, sarà attraverso il movimento dell'intelligenza universale". Così voi aprite con grazia tutte le porte e le finestre dell'essere e vi liberate di tutti i calcoli e le aspettative. Allora l'intelligenza cosmica ha l'opportunità di operare sull'intero essere. I nostri sforzi per interpretare l'inconoscibile, l'ignoto con qualsiasi vocabolo, con qualsiasi forma di verbalizzazione, creeranno uno schermo di condizionamenti e preverranno la comunione. Ma noi, che siamo un prodotto della civilizzazione e della cultura, noi abbiamo glorificato gli sforzi. Non abbiamo familiarità con questa dimensione dell'essere in cui siamo rilassati nella fede e non abbiamo aspettative, né prescrizioni su ciò che accadrà.
Dobbiamo sapere in anticipo cosa farà l'intelligenza universale, in che modo modellerà ognuna delle nostre vite. Non ci piace avere delle forze che operano su di noi senza sapere logicamente, metodicamente cosa accadrà. Abbiamo paura di essere vulnerabili, persino la parola vulnerabilità ci mette paura. Immaginiamo pericoli sconosciuti o inconoscibili per noi, è quanto più ci piacerebbe che la freschezza di una nuova energia emergesse nelle nostre vite, tanto più ci piacerebbe averne il controllo.
La nostra vita testimonia la nostra mancanza di fede, la nostra ritrosia nel permettere alla grazia dell'ignoto di discendere in noi. Vediamo il movimento dell'universo intorno a noi e ne deduciamo teorie elaborate, oppure componiamo bei poemi e inni, ma non arriviamo a percepire intuitivamente che una forza dinamica e intelligente opera in noi tutto il tempo, così come opera in qualsiasi cosa esista. La nostra tendenza all'isolamento, alla separatezza, alla divisione, non ci lascia riconoscere pienamente il fatto che noi siamo in intima relazione con tutte le espressioni dell'universo e ci impedisce di divenire consapevoli a un livello profondo che non possiamo dare ordini alla forza cosmica dell'intelligenza.
Cerchiamo di mantenere la supremazia in molti modi sottili. Cerchiamo di formulare piani, orari, immagini di come il divino debba manifestarsi nella nostra vita. Anche come ricercatori spirituali dediti alla scoperta della verità, abbiamo desideri subconsci, aspettative circa le modalità con le quali l'intelligenza cosmica opererà su noi. Evitiamo molto abilmente di divenire interamente vulnerabili, nonostante la vulnerabilità alla forza cosmica dell'intelligenza sia la sicurezza stessa. Poiché la forza cosmica è intelligente e non cieca, caotica, se le permetteremo di operare in ogni fibra del nostro essere, troveremo la bellezza e la grazia.
Se possiamo rilassarci nella fede, nasciamo in una nuova dimensione della vita ove tutto il patrimonio della conoscenza, dell'esperienza, tutti i movimenti condizionati del passato divengono irrilevanti ed entrano in sospensione. L'eredità della mente condizionata non viene distrutta, essa perde semplicemente di importanza. Come i giocattoli con i quali giocavamo nell'infanzia perdono importanza nella giovinezza o nella maturità, il passato perde importanza quando ci troviamo sulle frontiere dell'ignoto. I giocattoli come i condizionamenti non sono senza significato; essi, semplicemente, hanno perso la loro importanza per il movimento della vita che è in noi e non offrono più lo stesso piacere. Ma sono ancora reali, esistono ancora. Intellettualmente, psicologicamente non dobbiamo abbandonarli o rinunciarvi; perdono semplicemente importanza nel contesto, nel centro della nostra vita attuale.
Non so cosa ci sia da rinunciare nella vita, e cosa ci sia da acquisire, da ottenere. In realtà nella vita noi siamo organicamente in relazione con tutto; siamo fusi in una unità. Quando abbiamo  una percezione intuitiva della totalità dell'interezza, dell'assoluta realtà, noi rinunciamo facilmente alle false percezioni della realtà relativa. Non è che siamo cresciuti o che abbiamo perduto qualcosa. E' solo che abbiamo visto il vero come vero e il falso come falso.
Quando abbiamo una percezione intuitiva dell'unità della vita, non c'è bisogno di rinunciare a nulla. Ci rilassiamo semplicemente nella fede e lasciamo che la forza cosmica dell'intelligenza agisca sul nostro essere. Se l'intelligenza cosmica causa la crescita del seme che voi piantate nel profondo del cuore, aiutandolo a germogliare; se essa aiuta il legno a contenere l fuoco in sé; se aiuta l'acqua a rompere le più dure rocce della montagna, allora la forza dell'intelligenza contenuta nell'universo può anche causare negli esseri umani la trascendenza del conosciuto. Ma affinché la mutazione possa avvenire dobbiamo essere senza paura, dobbiamo avere l'umiltà, la fede. Quando entriamo nel mondo del silenzio trans-razionale e trans-psicologico, ciò non avviene nell'arroganza della superiorità, ma nella vulnerabilità, nel rilassamento della fede.
Vivere, Vimala Thakar Ed. Ubaldini

lunedì 4 giugno 2018

La tua vera natura, Sri Nisargadatta Maharaj




Maharaj: Quindi hai un'idea chiara della tua vera natura?
Visitatore: A parole, sì.
M.: Se lo accetti anche solo a parole è già molto. Ma chi è che accetta ciò che viene comunicato? Ciò che accetta quello che viene detto in quelle parole, non è forse il principio separato dalle parole?
V.: Io sono ancora ina persona con una memoria. Spero di andare al di là di questo.
M.: Che cosa ti fa considerare una persona? L'identificazione con il corpo. Ma questa personalità individuale durerà? Rimarrà soltanto finché rimarrà l'identificazione con il corpo. Se invece c'è la ferma convinzione di non essere il corpo, l'individualità non c'è più. E' semplicissimo. Appena hai la convinzione di non essere il corpo, automaticamente, istantaneamente diventi la totalità della manifestazione. Appena abbandoni la tua individualità diventi la totalità manifesta. Ma il tuo vero essere è separato anche dalla totalità della manifestazione, tu assumi la tua identità finché sei identificato con il corpo. Quando non c'è più individualità, cosa consideri ancora come colui che medita e la meditazione? Quando l'individualità non c'è più, chi medita e su che cosa? Le persone parlano a vanvera di "meditazione", ma che cosa fanno in realtà? Usano la loro coscienza per concentrarsi su qualcosa. Il dhyāna è quando questa conoscenza, questa coscienza "io sono" medita su se stessa, e non su qualcos'altro.
V.: Su se stessa...
M.: In ogni caso, questa conoscenza non ha una forma. 
V.: Ma quando l'"io sono" si rivolge a se stesso diventa di nuovo caratterizzato dalla forma, perché questo è il modo in cui io sono adesso.
M.: Quando dici che devi sederti per meditare, la prima cosa da fare è comprendere che non è l'identificazione con il corpo che siede in meditazione e medita su se stessa. Una volta compreso a fondo questo fatto, tutto diventa facile. Quando questa coscienza, questa presenza cosciente, si assorbe in se stessa, ne deriva lo stato di samādhi. Quando manas, la buddhi, il citta, o comunque si voglia chiamarlo, si assorbe in quello stato, anche la conoscenza "io sto meditando" scompare, perché anch'essa è riassorbita in quello stato. Il senso concettuale dell'"io sono" scompare e si riassorbe nel puro senso dell'essere. Anche la presenza cosciente si fonde in quella conoscenza, nel puro senso dell'essere, e questo è il samādhi. Quella conoscenza si apre e inizia ad avere conoscenza di tutto ciò che è mobile e immobile. E quella conoscenza incomincia a conoscere se stessa. Poi, che cosa accade? Che rimane soltanto la presenza cosciente. C'è solo la presenza cosciente, non in quanto "io", "tu" o qualunque altra cosa. Lo ripeto: è presenza totale, ovvero la totalità della manifestazione, senza nessun "io" e nessun individuo. Questa coscienza, che si trova nel corpo e per questo ha erroneamente creduto di essere il corpo, comprende gradualmente la sua vera natura, ovvero di essere solo presenza cosciente senza nessun aspetto individuale intrinseco. Alla fine si considera come presenza cosciente della totalità della manifestazione e qualunque individualità scompare. Quindi ciò che inizia come egoità, nel senso di individualità, di identificazione con un individuo, alla fine diventa conoscenza del Sé, presenza cosciente. Hai qualcosa da dire al riguardo? Se hai delle domande, falle a partire dal fatto di non essere il corpo-mente, ma di essere la presenza cosciente.
V.: Mi sembra che Maharaj descriva due aspetti della meditazione. Prima viene la concentrazione, la coscienza cje si ripiega su se stessa, il senso dell' "io sono"; poi, da quello stato e solo allora, l'essere cosciente può osservare ciò con cui si è identificato e liberarsi da tutte le identificazioni. Il fatto è che alcune volte, in meditazione, mi è capitato che nel corpo si scatenano delle energie molto potenti che lo scuotono, mentre altre volte ci sono delle visioni o delle esperienze psichiche. In questi casi, se capisco quello che dice Maharaj, tutto ciò che accade, anche se questi eventi tendono a distrarre dal senso della pura presenza.
M.: Tutto vero più il fatto di comprendere che tu non sei neppure il testimoniare. Qualunque cosa accada mentre fai la tua meditazione mattutina, qualunque visione ti appaia, osserva semplicemente comprendendo che non sei tu che osservi, che non c'è un "tu", una individualità che osserva. Il testimoniare avviene da sé. Rimani in meditazione e avverrà la testimonianza di tutto ciò che vi sarà da testimoniare. Non farti coinvolgere nemmeno dal testimoniare. Adesso è giorno, vediamo la luce del giorno e non occorre fare l'affermazione: Ah, vedo la luce del giorno! Non siamo noi che testimoniamo, il testimoniare avviene automaticamente. 
V.: Tra le molte cose interessanti avvenute in America in questi ultimi anni c'è l'enorme interesse per i massaggi e cose come le tecniche per liberare in modo artificioso il flusso dell'energia vitale nel corpo. A me pare qualcosa di meramente meccanico, e prima o poi tutti i vecchi problemi torneranno di nuovo a galla. Se invece ci apriamo nel modo insegnato da Maharajm si sentono tutte le piccole contrazioni nel corpo sciogliersi in modo naturale. Credo che questo sia un aspetto importante, benché minore, della spiritualità che ci trasmette.
Interprete: In questo momento Maharaj non ha la forza di discutere di queste cose. Quando la gente parla di devozione si vota a Dio, ma in realtà è devozione alla forza vitale. Tutto ciò che fanno gli yogi è votare il loro tempo alla forza vitale.
V.: Maharaj si riferisce al gioco della forza vitale nel sistema dei cakra e intende dire che questi esercizi sono fatti solo per manipolare la spina dorsale per provocare vari effetti?
M.: La cosa importante è la forza vitale. Qualunque sia il nome che si da a tutte queste pratiche spirituali, in definitiva tutti questi sforzi sono rivolti esclusivamente alla forza vitale, perché senza di essa non c'è esistenza, non c'è coscienza. Quindi la forza vitale è importantissima. Dove c'è forza vitale c'è la coscienza-io, la conoscenza "io sono". 

La medicina Suprema, Sri Nisargadatta Maharaj Ed. Ubaldini

lunedì 28 maggio 2018

A che serve esercitare il corpo condizionato? Jean klein


Di che tipo di yoga ha bisogno il corpo? Te lo chiedo perché ho sentito che insegni un tipo di yoga basato sull'antica tradizione del Kashmir.
Per prima cosa non mi sentirai mai usare la parola "yoga" per descrivere quello che insegno. Generalmente lo yoga viene inteso in termini dualistici come l'unione tra il supposto sé individuale e il supposto Sé universale. E' quindi diventato il processo di conseguimento e divenire, un processo di volontà. Sebbene usiamo le tradizionali asana e pranayama, le pose e le tecniche di yoga codificate da Patanjali, il lavoro comincia con la convinzione che non ci sia nulla da ottenere o diventare. E' solo un modo per essere in contatto con ciò che diamo per scontato essere il corpo, i sensi e la mente. Ci porta prima a sapere ciò che non siamo e, alla fine, quello che fondamentalmente siamo diventa chiaro. Allora corpo, sensi e mente divengono espressioni della nostra totalità. Mentre ero in India nel 1968, mi capitò di incontrare un sant'uomo e i suoi discepoli. Ero attratto dai loro bellissimi inni e dallo svolgimento di alcuni rituali, i puja, Conversando con quest'uomo, gli chiesi cosa intendesse per yoga e fui colpito dalla semplicità della sua risposta. Egli disse: "Lo yoga è il giusto sedersi, il giusto fare e il giusto comportarsi nell'istante presente. E' adeguarsi alla situazione, in ogni tua azione mentale e spirituale. Lo yoga è essere in unione col presente".
Come si arriva a questo giusto sedersi, a questo giusto comportamento? Cosa intendi esattamente per "prendere contatto con ciò che siamo"?
Il corpo è i cinque sensi e i cinque sensi sono il corpo, ma generalmente i cinque sensi sono condizionati. Per te, il tuo corpo è più o meno un'immagine costruita nel tuo cervello, quindi non è il vero corpo che si sveglia al mattino, ma una serie di immagini che ti arrivano. A che serve esercitare il corpo condizionato? tutto ciò che fai è rafforzare i suoi schemi. Quando i cinque sensi sono liberati dalla memoria, si sentirà che il corpo è soprattutto un insieme di strati di sensazioni. Incoraggiare la sensazione del corpo ti da un assaggio del tuo reale sentire. Ti riporta anche all'equilibrio della totalità del tuo corpo. La sensazione globale va oltre la forma fisica del corpo. Scorre nello spazio circostante. E' la sensazione di espansione che aiuta ad annichilire l'"immagine-io", poiché l'ego è solo una contrazione, una frazione. L'espansione è l'ego senza il "non-stato". Nell'espansione non c'è isolamento. Essa è amore.
Quale strumento si usa in questo approccio?
E' un "ascoltare" profondo, libero dall'interferenza mentale. Attraverso l'ascolto, i sottili strati di energia del corpo, che di norma sono paralizzati, possono manifestarsi. Nel lavorare attraverso l'ascolto libero da volontà o conseguimento, il corpo ritrova il proprio stato originario di leggerezza, espansione, trasparenza e la naturale armonizzazione di energia. Nel lavorare con il corpo espanso, si arriva alla mente espansa. Il corpo-mente espanso è la soglia del nostro vero essere, della consapevolezza senza oggetto. Sebbene, in principio, il centro di gravità possa sembrare il corpo, alla fine è l'ascolto stesso, che è recettività, apertura, la nostra vera natura in cui corpo e mente esistono.
Cosa intendi per "sensazione del corpo"?
Ciò che definisci il tuo corpo non è che un involucro in cui vive il corpo sottile. Questo corpo interiore è energia sottile. Questo corpo interiore è energia sottile, è la forza vitale che supporta il corpo fisico. Tutta la nostra sensibilità dipende dalla sua forza vitale, Paradossalmente, anche se il corpo sottile risiede nel corpo fisico, si irradia oltre e si imbatte nel mondo circostante. Quindi il corpo nella sua pienezza ha un'estensione di gran lunga maggiore di quanto generalmente si realizzi. Il corpo fisico, nel corso della vita, crescendo sempre più condizionato dagli sforzi, diventa un nodo di tensioni e contrazioni, e il corpo sottile si paralizza nella sua espressione. La sua irradiazione è intralciata e il corpo fisico viene isolato dal suo ambiente. Quando questa forza vitale è ostruita, si ha un invecchiamento prematuro nel corpo fisico, che si manifesta sotto forma di diminuzione di sensibilità ed energia. Nel corpo naturale sano, ogni cellula viene penetrata dalla vita. Il nostro approccio è quello di portare l'energia del corpo alla sua piena espressione, com'è nell'infanzia. Nell'esserne consapevoli, arriva al completo funzionamento. Così la prima cosa che facciamo, col nostro lavoro corporeo, è svegliare il corpo di energia per renderlo oggetto do consapevolezza. Questa energia è sentita, è una sensazione. E' ciò che io chiamo sensazione del corpo. Quando la sensazione di energia è veramente viva, produce un cambiamento nella struttura fisica. Qualunque altro tentativo di alterare il corpo viene dalla volontà, dalla mente, ed è quindi violenza. In ogni movimento, è l'energia del corpo- del corpo vitale- che muove e porta con sé il corpo fisico. Il fulcro del nostro insegnamento, a questo livello, non è quindi la postura o la struttura fisica, ma questa sensazione del corpo. Quando il corpo vitale è risvegliato, tutta la struttura muscolare si rilassa e si attua una riorchestrazione dell'energia. Ciascun senso non è più limitato al suo organo fisico, ma si espande a tutto il corpo. A questa sensazione globale partecipano tutti i sensi. Essere in espansione, ti porta automaticamente oltre all'idea di essere un'entità separata. Il lavoro col corpo è l'unico modo che può condurti all'unità con tutti gli esseri.
Cosa accade al corpo d'energia quando il corpo fisico muore?
Si dissolve nell'energia universale.
Il corpo astrale e il corpo di energia sono la stessa cosa? Quando sogniamo, quale corpo viaggia?
Il corpo astrale appartiene alla psiche, il corpo di energia ai sensi. il corpo astrale è un'energia ancora più sottile. Nel sogno, è il corpo astrale che si porta dietro il corpo d'energia per esprimersi. Ma pensare al corpo astrale è una fuga dalla vera domanda: "Chi sono io?". Non farti sedurre dagli stati, la tua vera natura non è uno stato.

Chi sono io? La ricerca più sacra, Jean Klein Ed. Antipodi